Quando nel 1996, per fare memoria dei primi quarant’anni della parrocchia, mons. Walter Amaducci iniziò le ricerche, emerse una storia documentata che si inoltra nei lontani tempi del basso medioevo (“Case Finali – una storia di 890 anni” a cura di Walter Amaducci, Quaderni del Corriere Cesenate – n. 14, 1997).

Le denominazioni di Case Finali e la chiesa di San Marco
La denominazione più antica che si conosca di Case Finali è quella di Monte Albano che si trova in un documento ecclesiastico del 1106. E’ del 1186 il documento in cui si parla per la prima volta di una chiesa di Monte Albano, costruita dai padri Crociferi di Bologna. Accanto alla chiesa, dedicata a San Marco, essi avevano costruito anche il monastero e un piccolo ospedale: quello dei Crociferi, infatti, era un ordine ospedaliero.

La località di Monte Albano è indicata nei documenti della fine del Cinquecento anche con il nome di Tranzano. In breve tempo questa denominazione soppiantò la precedente. Nel XVI secolo, al culto di San Marco, si affiancò quello del vescovo San Manzio.

Tra il 1590 e il 1600 fu realizzata dal pittore bolognese Giulio Morina la pala per l’altare dell’oratorio con il Cristo crocifisso e, ai piedi della croce, San Marco e San Manzio. Oggi il quadro si trova nella chiesa parrocchiale.

Chi sente per la prima volta parlare di “Case Finali” e si pone la domanda sull’origine di tale nome, pensa alle abitazioni della periferia, le “ultime case” della città. In realtà il nome della borgata è legato alla famiglia di Gaspare Finali, nato a Cesena il 20-5-1829, protagonista della storia d’Italia, uno dei personaggi di maggior rilievo tra i politici romagnoli del Risorgimento Italiano.

Le battaglie
La posizione sulla via Emilia, ai piedi di tre colline e in prossimità della città ha fatto sì che Case Finali fosse anche teatro di alcuni scontri armati.

Il primo, noto come la battaglia di Rio Marano, fu combattuto il 15 ottobre 1503. Cesena, che era stata scelta nel novembre del 1500 da Cesare Borgia come capitale del suo Ducato, era contesa in quel momento da Venezia e dallo Stato della Chiesa. Dopo la morte del Papa Alessandro VI (18 agosto 1503), il successore Pio III aveva invitato i cesenati a rimanere fedeli al Valentino e furono per tale alleanza bersaglio dei nemici dei Borgia. In particolare furono assediati dal duca di Urbino, il cui esercito colpiva la città da postazioni allestite sul colle della Madonna del Monte. A lungo andare gli assedianti si dimostrarono incapaci di ottenere risultati significativi e i cesenati contrattaccarono dando vita alla battaglia di Rio Marano. E il 15 ottobre 1503 il nemico fu messo in fuga.

Occorre fare un salto di tre secoli e portarsi esattamente al 20 gennaio 1832 per giungere invece alla cosiddetta battaglia del Monte. Si concentrarono a Cesena duemila patrioti romagnoli, in gran parte giovani, tre uomini di cavalleria e tre cannoni. Provenivano da vari paesi e città, alcuni anche da Bologna, ed erano comandati dal faentino Sebastiano Montallegri. La battagliandurò circa due ore e mezzo e si svolse nella zona compresa tra il Rio Matalardo e Porta Santi. Si risolse in una fuga precipitosa dei liberali, sbaragliati dai Papalini, non solo per inferiorità numerica, ma per la scarsa organizzazione e l’“ardimento effimero”.

La parrocchia di Maria Immacolata
Dopo il bombardamento della chiesa parrocchiale di San Pietro (13-6-1944) San Marco fu riaperto come oratorio festivo per la borgata di Case Finali, ma l’espansione edilizia del secondo dopoguerra lo resero ben presto insufficiente.

Nel 1950 Case Finali contava 54 famiglie.

La domenica 25 luglio 1954 fu presentato agli abitanti di Case Finali, come incaricato della parrocchia di San Pietro per celebrare la Santa Messa nell’oratorio di San Marco, Don Luigi Fusaroli, nativo del luogo. Dal geometra Pompeo Tonti fu fatto il progetto della casa delle opere parrocchiali e si diede inizio immediatamente alla realizzazione. La notte di Natale del 1954 fu celebrata per la prima volta la messa nella sala più grande. Fu eretta parrocchia due anni dopo, l’otto dicembre 1956 dal vescovo Giuseppe Amici. Don Luigi Fusaroli fu nominato Vicario Economo spirituale e successivamente, nel 1962, parroco.

La parrocchia fu intitolata a Maria Immacolata per la particolare devozione mariana di Don Luigi e perché i primi passi verso la sua costituzione erano iniziati nel 1954, anno mariano per ricordare il centenario del dogma dell’Immacolata (8 dicembre 1854).

Il 22 settembre del 1963 fu benedetta da mons. Augusto Gianfranceschi la prima pietra della nuova chiesa, progettata dall’architetto Pellegro Promontorio di Milano. Il seminterrato dell’edificio fu utilizzato come luogo di culto dal 1964 al 1975. La chiesa fu completata e consacrata da mons. Gianfranceschi il 6 dicembre 1975.

Nel frattempo la parrocchia aveva conosciuto un rapido sviluppo edilizio ed un notevole incremento della popolazione, passando dai circa 900 abitanti del 1954, ai 1216 del 1959 fino ai 2400 del 1972.

Nel 1973, essendo stata eretta la nuova parrocchia di S. Stefano, parte del territorio di Case Finali passò a questa realtà parrocchiale, con una variazione di popolazione di circa 900 persone.

A partire dal 1985, con i nuovi insediamenti del PEEP, il numero delle famiglie e degli abitanti è quasi raddoppiato.

Don Marcello Palazzi è parroco dal 28 ottobre 2001.